BLEND - SIMMETRIE ENOICHE 2022

La quarta edizione di Blend - Simmetrie enoiche, evento enoculturale organizzato dall’azienda Bellenda di Vittorio Veneto, ancora una volta si è rivelata di grande interesse. Nella mattinata si è discusso di agroforestazione, la pratica agricola che nella stessa unità di superficie prevede la coesistenza  di specie arboree o arbustive perenni, seminativi o pascoli. L’applicazione dell’agroforestazione alla viticoltura è, di conseguenza, inportante anche nell’ambito dell’ospitalità e  della distribuzione,  settori in cui la produzione di vino è coinvolta. Viene da dire che, in viticoltura, si possa riconsiderare “cum grano salis” il modello agricolo scomparso con l’industrializzazione delle colture, vale a dire la coesistenza della vite con numerosi boschi e filari di alberi - ricordate quanti gelsi delimitavano fossi e vigneti? -  e altre colture. In quest’ottica assume un valore preciso il termine “sostenibilità”, oggi tanto nominato ma spesso poco chiaramente declinato in scelte aziendali chiare per il consumatore. La domanda di sostenibilità che indubbiamente cresce nel mondo del vino (e non solo) deve fare i conti con il tema delle certificazioni che sono sempre più richieste  anche per accedere ai mercati esteri, in particolare quelli del Nord Europa. È emerso come gli alti costi delle certificazioni siano spesso insostenibili per le piccole e medie aziende che devono così rinunciare ad esportare.

Di qui la necessità di creare un sistema di certificazione ambientale a basso costo cui possano accedere anche le piccole aziende. “È necessario che le giuste pratiche vengano normate e rese accessibili a tutti – ha sottolineato Umberto Cosmo – e che a tutti i produttori, indipendentemente dalle dimensioni e dal portafoglio, sia data la possibilità di certificare il loro operato. I Consorzi sono il soggetto che deve prendersi in carico questo compito perché devono tutelare tutti i loro soci, metterli nelle condizioni di agire al meglio e di farsi testimoni e custodi di una viticoltura rispettosa, sostenibile e a misura d’uomo”. In prima fila, il Consorzio del Conegliano Valdobbiadene, che da tempo persegue chiari obietttivi di sostenibilità e di tutela ambientale. È evidente che ci dovrebbe essere un ulteriore livello di coinvolgimento delle istituzioni: il Ministero dell’Agricoltura, con il supporto di un team t di tecnici, agronomi, biologi e soggetti che ogni giorno vivono la vigna, per arrivare a normative chiare e a conseguenti linee guida per tutto il comparto del vino.

Oltre a Umberto Cosmo hanno partecipato alla discussione Sabrina Tedeschi di Tedeschi Wines, Pietro Pellegrini di Pellegrini Spa, Rossana Roma del Ristorante Dolada, Andrea Cartapatti, Corporate Manager of Food & Beverage presso Blu Hotels S.p.A e Giuliano Vantaggi Site Manager all'interno dell'Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene UNESCO. A moderare il dibattito il giornalista e critico Antonio Paolini.

«Accettare le  sfide, ricercare sempre, rompere gli schemi, accontentarsi mai » sono queste le linee guida nella scelta delle aziende che Bellenda vuole far conoscere e distribuisce.  Anche quest’anno le sorprese non sono mancate.

La vocazione spumantistica dei fratelli Cosmo è nota, dunque si raggiunge l’eccellenza nella scelta degli Champagne. Accanto al già conosciuto e apprezzato Roger Coulon - sempre mio preferito è  il raffinato e verticale Esprit  de Vrigny Brut Nature Premier Cru (chardonnay, pinot meunier e pinot nero in parti eguali )-  due scoperte notevoli:

Étienne Oudart, con alla guida Jacques Oudart vignaiolo artigiano di Côteaux Sud d’Epernay. Piccola produzione accurata ed elegante: stupendo il Brut Origine da vigne di 45 anni (60 mesi sui lieviti, pinot meunier 60%, chardonnay 25%, pinot nero 15%)

Forget -Brimont, 19 ettari nel cuore della Montagne de Reims: una gamma dallo stile cristallino, dove complessità e profondità si ottengono con  vini di riserva per il 40-50%. Notevolissimo il Blanc de Noirs Brut Premier Cru 2015, 50 mesi sui lieviti e spettacolare il Brut Premier Cru Vintage 2012 cuvée (50% chardonnay, 50% pinot nero)

Bella scoperta  il Domaine des Carlines - Côtes du Jura, con parcelle che rappresentano il 10% del totale della denominazione Château Chalon.  Notevole tutta la gamma con le punte di diamante de il Gaillardon 2018 ( savagnin e chardonnay entrambi al 50%) e il Voile de Chardonnay 2017 piccante e salino.

Altrettanto si può dire  di Château le Payral del Pèrigord. Isabelle e Thierry Daulhiac comunicano una schietta autenticità nel Lou Payral Bianco 2020 (sauvignon gris) e nel Lou Payral Merlot 2017, prodotti senza aggiunta di solfiti, con protocollo certificato  biodinamico Demeter. Una vera chicca il Saussignac 2004, da uve botritizzate di semillon, muscadelle e sauvignon blanc.

Belle conferme nei riassaggi di produttori già conosciuti nelle scorse edizioni come ad esempio  la passione per il pinot grigio e il pinot nero di Marco Levis in Alpago,  i vini dei fratelli Sanz di Menade in Castiglia e Lèon - sublime l’Adorado da Solera di uve verdejo e palomino.

Dulcis in fundo, le eccellenze dei padroni di casa: il  Sei Uno Valdobbiadene Extra Brut rive di Carpesica Metodo Classico 2020 di Bellenda  e l’anteprima del nuovo Valdobbiadene Metodo Classico Prosecco Superiore 2017 di Le Vigne di Alice. Insomma, davvero “tanta roba”!

Last but not least, ottime anche le proposte gastronomiche con Chiara Barisan del Salis di Valdobbiadene e Paolo Ferralasco di Zupp Genova, alle prese con materie prime di eccellenza.